Giovedì, 14 Aprile 2016 14:29

Le officine abusive proliferano, di chi è la colpa?

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La crisi economica ha acuito questo fenomeno. Sto parlando dell’abusivismo nella riparazione delle automobili. Ne discutevo di recente con degli autoriparatori, ricordando un caso simbolo di qualche tempo fa: la Polizia, nel corso di operazioni in tutta Italia, ha svolto numerosi controlli, sfociati in alcuni arresti e la chiusura di un’officina abusiva, con il sequestro dell’attrezzatura e una multa di 5.000 euro. Ma questa è soltanto la punta dell’iceberg.

I media hanno legato il proliferare dell’attività abusiva con la congiuntura economica sfavorevole cominciata nel 2008. Ciò è sicuramente vero, ma la questione deve essere interpretata da prospettive differenti. E non sempre, il meccanico ‘in regola’ è la vittima di questo fenomeno, anzi talvolta ne è addirittura complice, sebbene in modo inconscio. Quando ho esposto questa mia teoria agli amici autoriparatori… apriti cielo! C’è stata una levata di scudi generale: “Ma che cosa stai dicendo? Siamo noi i danneggiati!”, mi hanno detto, con toni accesi. Certo, un abusivo provoca ‘danni’ alla categoria, ma è anche la categoria stessa che non si difende come dovrebbe.

Inquadriamo meglio la questione. In alcuni casi, gli autoriparatori irregolari sono dipendenti di officine (e non soltanto di concessionarie), che per colpa della crisi economica hanno perso l’occupazione. E così, per provare a garantirsi comunque la pagnotta, hanno pensato bene di aprire un’attività nel proprio garage. Ma gli abusivi sono anche operatori che hanno ancora un lavoro, dotati però di tempo libero e un minimo di competenze tecniche che consentono loro di eseguire in autonomia interventi di manutenzione e riparazione a parenti, amici e conoscenti. In termini legali l’accusa, per chi si ‘inventa’ meccanico, verte sulla mancata iscrizione nell’apposito registro della Camera di Commercio e, di conseguenza, a costoro viene contestato l’abuso della professione. Insomma, imprenditori fittizi.

Tornando al dialogo con i colleghi autoriparatori, il primo commento è stato che gli irregolari fanno del ‘nero’, guadagnando illecitamente del denaro senza doverci pagare le tasse sopra, ma ‘schivando’ anche tutti i rischi connessi alla mission imprenditoriale. Però, ho osservato, in fondo è anche colpa vostra. I presenti forse volevano linciarmi, ma ho argomentato con una frase secca, lapidaria: “Che cosa fate per evitare che succeda tutto questo?”. Dal silenzio che ne è seguito, è arrivata la risposta: nulla, noi non ci ‘attiviamo’ per evitare che le cose prendano questa piega. Così, ho proseguito: “Che cosa fa l’autoriparatore, in qualità di imprenditore, per far conoscere alla clientela i rischi che si corrono, mettendosi nelle mani di un abusivo? Li informate per metterli al corrente dei possibili problemi in termini di sicurezza di garanzia, di professionalità e qualità del lavoro eseguito?”. Purtroppo, talvolta è un’altra domanda retorica.

meccanico non autorizzato che svolge la sua attività illegalmenteIl titolare di un’autofficina mi ha risposto indignato che non è colpa sua se il cliente si rivolge all’amico che lavora in nero. E qui sta l’errore. Non è il cliente che sbaglia, ma l’autoriparatore, perché quest’ultimo non usa nessuno strumento efficace per parlare con il consumatore. E non sto parlando soltanto di mezzi utili quali la pubblicità, ma anche di dialogo diretto. Abbiamo mai detto al cliente che passa in officina quali siano i rischi legati ai meccanici abusivi? Probabilmente no. Forse qualcuno la ritiene una perdita di tempo, ma non è così. Ne va della ‘fedeltà’ del cliente e, quindi, del fatturato. E voglio aggiungere una cosa: se l’abusivo lavora, è perché qualcuno si rivolge a lui e gli permette di ‘fare il suo gioco’.

È qui che entra in ballo un autoriparatore regolare. Deve reagire. L’autofficina è come se risultasse inesistente agli occhi della potenziale clientela perché spesso non c’è uno straccio di strategia di marketing. Il sito internet dell’azienda, se esiste, è una semplice pagina statica, non molto attraente per chi naviga in Rete, magari realizzata da chi vende elenchi telefonici e con elevati costi di gestione annuale e che, sotto il profilo della comunicazione, dà luogo a un portale che offre poco o nulla.

Come fa un automobilista a scegliere un autoriparatore se non sa che cosa fa, quali competenze può mettere sul tavolo, i servizi che offre? Inoltre, quanto ‘calcate la mano’ sull’importanza della garanzia dei lavori eseguiti? Forse lo date per scontato, ma per molti consumatori non lo è affatto. Per contro, gli abusivi riescono a intavolare una serie di relazioni, magari utilizzando uno strumento potente come i social media, usando questi canali senza scrupolo alcuno e coinvolgendo, così, centinaia di persone.

Dunque, rispondere diventa necessario. Ma come farlo? Semplice: acquisendo nuove competenze di marketing, che consentano all’officina ‘onesta’ di distinguersi per non estinguersi sul mercato. Perché, come ho già accennato, le competenze tecniche sono fondamentali per creare business, ma da sole non bastano. Bisogna ‘vendere’ le proprie capacità. La mia conclusione è che se gli autoriparatori non sanno fare Marketing, forse è perché nessuno glielo ha mai insegnato.

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Letto 13319 volte Ultima modifica il Giovedì, 14 Aprile 2016 15:57

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