Venerdì, 22 Gennaio 2016 10:24

Evolversi per non estinguersi dopo lo spartiacque del 2008 - Prima Parte

Scritto da  Vittorio Bacchetti
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(Parte 1a) Lo dice una fonte autorevole, il Sole 24 ore: “C’è stato un periodo della nostra storia in cui i cinesi eravamo noi. Il PIL italiano cresceva di oltre l’8% l’anno, con l’insieme dei redditi da lavoro dipendente raddoppiati in appena otto anni (dal 1952 al 1960) passando da 4.503 miliardi a 8.977 miliardi di lire” (Corriere della Sera, “Quando la Cina eravamo noi: 11 domande per riscoprire gli anni del boom economico”, firmato da Enrico Marro e pubblicato il 25 marzo 2014).

Erano i favolosi tempi del ‘miracolo economico’ italiano quando, come riporta il famoso quotidiano, il benessere del nostro Paese cresceva a vista d’occhio. Tempi lontani, che stridono con quelli attuali. Sembrano passati secoli da quando, nel 1960, il PIL italiano ha toccato il record di crescita, balzando in avanti dell’8,3%. 

L’Italia delle PMI oggi, dal punto di vista imprenditoriale, è indietro di almeno 50 anni. Con la globalizzazione, chi fa impresa si è reso conto (o almeno, lo speriamo), che le competenze acquisite con l’esperienza non sono più sufficienti. D’accordo, oggi i modelli di auto sono complessivamente 445, con più di 7.000 allestimenti, ben altro quadro rispetto al 1963, quando sul mercato c’erano 68 tipi di vetture. Quindi, avere un ottimo know-how come autoriparatori è fondamentale, ma non è ‘tutto’. Diventa necessario pensare globale per agire localmente, e le competenze tecniche, se slegate da altri fattori, non bastano per emergere e garantirsi un futuro luminoso. C’è tanto, molto di più sul piatto.

Il meccanico (dovremmo dire, il titolare d’impresa in generale), dopo la crisi cominciata nel 2008 si sente smarrito, pieno di dubbi e paure sul domani. Come andrà? Cosa devo aspettarmi dal domani? La situazione delle aziende italiane - ci riferiamo a quelle medio-piccole (PMI), nella maggior parte dei casi a carattere artigianale o familiare -, sta vivendo un momento critico dal punto di vista imprenditoriale e di passaggio generazionale.

Meccanico improvvisato

Perché siamo arrivati a questo punto? E, soprattutto, come bisogna muoversi per avere ancora successo come imprenditori? È questa la ‘vera’ domanda. La risposta è che siamo arrivati a questo punto perché mancano competenze manageriali e una strategia imprenditoriale. Che fare ora, stare alla finestra e sperare che il vento cambi da solo? Questi anni difficili ci hanno insegnato che soltanto chi si evolve, chi prende la situazione di petto e si adatta alle nuove esigenze ha la possibilità di emergere.

Un tempo, il meccanico e l’imprenditore molto spesso erano dei tecnici che si stancavano di rimanere alle dipendenze del vecchio titolare e decidevano di mettersi in proprio, ‘clonando’ la precedente esperienza lavorativa.

La strategia era:

  • faccio quello che faceva il mio titolare
  • offro una qualità del prodotto e/o del servizio più alta
  • propongo un servizio migliore, con maggiore personalizzazione
  • mi affaccio sul mercato a un prezzo più basso del mio ex titolare.

Un modello che, una volta, poteva sembrare vincente: le tante aziende pronte a ‘sposarlo’ sono cresciute e prosperate per molto tempo, perché fuori c’è sempre stato un mondo che aveva bisogno di comprare. Seguendo quella strada, è stata completamente ignorata la necessità di curare il vero motore del business, quella appunto di ‘creare valore’ per generare fatturato. Nell’autoriparazione, come in molti altri settori a carattere spiccatamente artigianale, i nuovi titolari sono principalmente ex dipendenti che, acquisito il necessario bagaglio di conoscenze, decidono di percorrere da soli il loro cammino.

Negli anni ’60 le competenze tecniche, dettate dalle capacità innate e dall’esperienza maturata, bastavano a far sbocciare nuove aziende. Però mancavano altre qualità che, trascurate nel tempo, hanno finito per penalizzare molti autoriparatori: capacità di management, innovazione, organizzazione, gestione, finanza e marketing erano vocaboli sconosciuti, o quasi, per molti. E questo, alla lunga, ha finito per trasformarsi in un boomerang mortale.

Leggi la seconda parte

Letto 10241 volte Ultima modifica il Venerdì, 01 Aprile 2016 10:15

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